
Giocondo Tiffi
Personaggio illustre a Numana specialmente nel mondo del turismo..noto a tutti come il bagnino della Spiaggiola.
Eravamo partiti per intervistarlo personalmente, ma vista la confidenza che c'è tra alcuni componenti del nostro staff e Giocondo, non se l'è sentita di raccontarci la sua storia e quella della sua Spiaggiola in via formale.
Però di fronte ad una giornalista del Corriere Adriatico si è sciolto...abbiamo allora deciso di sfruttare questa occasione per farvi conoscere questo personaggio allegando delle foto scattate da noi.
Tratto dal "Corriere Adriatico" del 28-07-2007
La Spiaggiola di
Giocondo è un angolo di Paradiso
di Lucilla Niccolini
NUMANA – Quanti sono i compleanni che Giocondo Tiffi ha festeggiato alla
Spiaggiola, ogni 9 agosto? Non chiedetelo: tutti. Da quando è nato Giocondo è il
re della Spiaggiola. Prima come principe ereditario, figlio unico di Giovanna
Balducci, poi, dopo la guerra, pur lavorando da Frontalini, uno dei mitici
fondatori della industria della fisarmonica, ogni momento libero era per la
Spiaggiola, dove ha continuato a regnare incontrastato fino a oggi. E, come
tutti i re, è alto, biondo e con gli occhi azzurri. Il tempo - e meno male -
passa anche per lui: il sale e il sole hanno cotto la pelle di uno che non si
arrende mai; i lavori dello stabilimento balneare hanno consolidato i muscoli;
la salsedine (o è l’età?) ha incanutito i capelli. Ma adesso il suo posto è
nello studiolo sulla spiaggia, da cui organizza il lavoro di tutti: esce, ogni
tanto, sotto il pergolato, a scrutare in giro: che non succedano irregolarità,
controlla da dietro gli occhiali blu (anche se non servono a colorare la realtà:
la Spiaggiola è stata la prima acqua ad avere la Bandiera Blu).
Già, con rigore tedesco Giocondo ha sempre retto questo spigolo di paradiso,
risparmiato dal cemento attrezzato del porto. “Sono almeno cent’anni che la mia
famiglia abita qui. Prima mamma da ragazza teneva tre, quattro cabine di tela…
poi, si sa, il turismo balneare è cresciuto tanto. Io ho sempre dato una mano, e
finalmente nel ’59, poco prima di lasciare Frontalini, un bravo signore, per il
quale ho sempre pregato che sia andato in Paradiso, mi ha prestato i soldi,
cinque milioni, per costruire l’albergo”. Il resto, ce l’ha investito lui: tutto
quello che aveva. Per questo resta attaccato, come un mosciolo al suo scoglio, a
questa impresa del benessere, suo e dei suoi clienti, nella quale ha già da
tempo coinvolto le due figlie e i generi. “Per le tre nipotine, si vedrà: una si
è laureata in scienze politiche e lavora a Roma dentro Forza Italia, le altre
sono ancora troppo piccole”. Tante donne, nella vita di Giocondo, ma in cima,
per sua fortuna, ci sta Sandra.
“Una volta – continua a ricordare – anche se c’erano meno mezzi, era tutto più
facile. Anche il modo di reggere il turismo è cambiato: i bagnanti erano attesi
alla Spiaggiola tutto luglio e fino a ferragosto. E il 16, tutti a casa. Ora
stiamo aperti da aprile a settembre. 240 ombrelloni non sono pochi”. E, lezione
di marketing, per il 30%, i suoi bagnanti vengono qui da cinquant’anni. “Stessi
posti, stessi ombrelloni, guai a cambiare… Si vede che si sono trovati bene… che
siamo stati bravi!”, minimizza Giocondo, che non è poi tanto allegro, quando
borbotta: “E adesso io ormai sono sul viale del tramonto”, al termine di un
lungo elenco di mansioni e incarichi, da consigliere comunale a rappresentante
nazionale dei bagnini, e da presidente regionale di categoria a vice presidente
dell’Apt. E’ stato anche per una decina d’anni presidente del porto turistico di
Numana. “Ne ho speso, di tempo e di denaro, per la comunità!”. Non ha rimpianti,
ma la grande soddisfazione di aver lavorato per tutti e di aver conosciuto tante
persone.
“Lotte, molte. Forse per questo ancora mi chiedono consigli”.
Il passaggio del testimonio è ancora impercettibile per tutti i suoi clienti
che, anche loro, un po’ sono cambiati. “Prima stavano qui mesi interi, adesso la
frequentazione è molto più… volante, giornaliera, settimanale”. Il paradiso a
ore.
Ma con molta cura anche del benessere dei turisti. “Niente radioline a tutto
volume”. E’ forse l’unico locale pubblico, quello della Spiaggiola, in cui
abbiamo visto redarguire cortesemente i soliti ragazzini che schiamazzano per un
punto a briscola, a rumoreggiare attorno a un mazzo di carte come vecchi operai
delle ferrovie impegnati nella morra.
“Giocare a pallone? Non se ne parla. Piuttosto, ci piacerebbe che non si
abusasse della regola dei cinque metri di battigia liberi. C’è tanto arenile, ai
lati del settore di spiaggia che è nostra concessione demaniale. E’ anche un
fatto estetico e di sicurezza, no?”.
Gli anziani, si sa, hanno sempre qualcosa da ridire. Ma, Giocondo, la passione
per l’ordine, la simmetria, la forma, ce l’ha sempre avuta. Odia la sciatteria.
E, alla Spiaggiola, si vede.
Tette al vento? “Qui come dappertutto, ma sempre meno. Chi è più spavaldo,
esibizionista? Ma le donne, come sempre”.
Le notti brave? “No, qui c’è la consegna del silenzio notturno. Chi vuole fare
casino può andare altrove”.
Un po’ di spocchia da tradizione. “E se non applichiamo come tutti lo sconto del
10% sulle tariffe concordate dalla categoria, è perché ogni anno spendiamo venti
mila euro per la navetta che trasporta a ripetizione i nostri bagnanti in
piazzetta e ritorno. Gratis. Una questione di civiltà”.
Ne ha vista passare davvero tanta, di gente, Giocondo. Compresi gli amanti.
Tradimenti, scappatelle estive, riconciliazioni, divorzi. Anno dopo anno, questa
spiaggia è testimone del passare del tempo, in ogni maniera. “Io? Sono come il
prete, che vede tutto, sa tutto e non dice niente a nessuno. Ci mancherebbe
altro!”. Anche al mare, signori, la classe non è acqua.
Grazie a Giocondo per averci autorizzato a raccontare la sua storia.